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a cura di Francesco Cutillo*

C´è da sapere che quando il vostro direttore mi ha chiesto di collaborare con questo periodico attraverso una rubrica-vademecum che spiegasse ai lettori trucchi e segreti per la messa a punto di un giornalino scolastico, ho esitato nell´accettare. La sostanziale differenza tra fare giornalismo e spiegare come fare giornalismo a scuola mette a disagio. Nessuno vuol salire in cattedra, sia chiaro. L´unico obiettivo è quello di fornire piccoli strumenti, seppur teorici, che non permettano ad Agorà di interrompere il suo corso. In questo numero ci occuperemo della preparazione e della strutturazione di un pezzo (non di come si scrive) e delle caratteristiche di una buona intervista.
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IL PEZZO
Premesso che un giornalino scolastico non deve avere la presunzione di essere un Corriere della Sera in miniatura è utile, a mio avviso, concentrarsi prevalentemente su eventi locali. Occasioni, queste, per evitare forme di scopiazzamento e, soprattutto, per raccogliere notizie, come si dice nel gergo tecnico, di "prima mano". Tutto ciò, naturalmente, non vuol dire non parlare, ad esempio, dell´omicidio di Meredith, del giallo di Garlasco, del problema del nucleare iraniano o di qualunque altro tema che un collaboratore porti all´attenzione della direzione con l´intenzione di scriverci su. Piuttosto, cercare di analizzare i fatti (per farlo è necessario conoscerli bene!) e provare a dare una propria visione dell´avvenimento legandolo, se possibile, ad un contesto e/o a dei precedenti. Il tutto con l´obiettivo di offrire ai lettori una notizia vista con un occhio giovane. Salterei, quindi, il complesso problema della fonte passando, velocemente, in rassegna, come strutturare un pezzo. Dividiamo il testo (che si presenterà comunque organico ed omogeneo) in tre parti: un attacco (o lead), un corpo e una conclusione. Il primo elemento deve essere efficace, intrigante, deve incuriosire il lettore che, dopo un´occhiata ai primi righi sceglierà se proseguire o meno. E´ necessario colpirlo. Basta poco. Nel corpo inseriamo le risposte alle famose "5W" del giornalismo anglosassone: chi, cosa, quando, dove e perché. Nella conclusione, infine, cerchiamo di sintetizzare in poche parole il fulcro del discorso che abbiamo portato avanti nel nostro pezzo mettendo in evidenza dubbi e/o certezze dell´argomento trattato. Detto in due parole: tiriamo le somme. Non dimentichiamoci, poi, di rispettare il rigaggio assegnatoci e, soprattutto, i tempi di consegna! Faciliteremo il lavoro ai nostri superiori e metteremo alla prova, nello stesso tempo, le nostre capacità di apprendisti giornalisti.

L´INTERVISTA
Vi sono due tipi di interviste: quella utilizzata per ottenere informazioni e quella propriamente detta. Qui ci occuperemo di quest´ultima. Strumento necessario, per un cronista alle prime armi, è il registratore (anche un cellulare, come sapete, va bene) che fissa su nastro la vostra conversazione con l´intervistato. Per i più abili ed esperti, un taccuino può bastare. La prima fase di un´intervista è la preparazione dell´incontro che possiamo facilmente sintetizzare in quattro punti: 1. individuare l´argomento del colloquio; 2. scegliere l´intervistato; 3. fare ricerche sul suo background e su precedenti dichiarazioni attinenti alla materia oggetto dell´intervista; 4. preparare uno schema (molto) generale di domande da porre. La seconda fase è rappresentata dall´intervista vera e propria. Cerchiamo di mettere a proprio agio l´intervistato non comportandoci come un elaboratore che "sputa" domande a raffica. Facciamo parlare ma, nello stesso tempo, guidiamo noi la discussione. Non preoccupiamoci dei tempi: prendiamo tutto quello che possiamo… la scrematura verrà fatta successivamente. La terza e ultima fase, poi, è costituita dalla redazione dell´intervista. Dopo un "cappello" iniziale in cui introduciamo il nostro intervistato, procediamo alla scrittura del colloquio mettendo in evidenza le domande (in grassetto, bold) dalle risposte (plain text) e, riportando solo le questioni affrontate che riteniamo più utili ai fini che ci eravamo prefissati incontrando quella persona. Cerchiamo sempre di rispettare il pensiero dell´intervistato non tradendo il senso dei suoi dichiarati. Se abbiamo dubbi, procediamo ad una verifica, ricontattando l´interessato.

   Francesco Cutillo*


(1. Continua)
*giornalista de Il Sannio Quotidiano